27 gennaio 98 d.C.: l’ascesa di Traiano al trono imperiale
Il 27 gennaio 98 d.C., con la morte dell’imperatore Nerva, Marco Ulpio Traiano diventa ufficialmente imperatore romano. Non si tratta di una successione traumatica, ma dell’esito di una scelta politica lucida: Nerva, privo di eredi e consapevole della fragilità del proprio potere, aveva adottato Traiano nell’ottobre del 97 d.C., garantendo continuità, consenso militare e stabilità istituzionale.
Traiano, all’epoca governatore della Germania Superiore, si trovava lontano da Roma. La sua proclamazione avviene quindi in un clima di attesa ordinata, senza colpi di mano né guerre civili. È un dettaglio cruciale: l’Impero entra in una nuova fase non attraverso il sangue, ma attraverso il diritto e il consenso.
Il momento storico: Roma dopo i Flavi
Alla fine del I secolo d.C., Roma è reduce da un periodo complesso. Dopo la dinastia giulio-claudia, l’Impero aveva vissuto l’instabilità dell’anno dei quattro imperatori (69 d.C.) e poi il consolidamento sotto i Flavi. Tuttavia, il regno di Domiziano aveva lasciato un’eredità ambigua: ordine amministrativo, ma anche autoritarismo e conflitto con il Senato.
Nerva, anziano e senza una solida base militare, aveva rappresentato una figura di transizione. La sua grande intuizione politica fu l’adozione di Traiano, generale stimato dalle legioni e rispettato dall’aristocrazia senatoria. Con Traiano si inaugura di fatto l’epoca degli imperatori adottivi, destinata a diventare il periodo più stabile e prospero della storia romana.
Il quadro politico: equilibrio tra potere e istituzioni
Traiano incarna un nuovo modello di imperatore. Non si presenta come dominus assoluto, ma come princeps nel senso più classico del termine: primo tra pari. Ripristina un rapporto di collaborazione con il Senato, evitando le epurazioni politiche e restituendo dignità alle magistrature tradizionali.
Celebre è il principio che gli viene attribuito: “Che io governi in modo tale che, se fossi un privato cittadino, nessuno avrebbe motivo di temermi.”
Una dichiarazione programmatica che trova riscontro nei fatti: sotto Traiano non si registrano persecuzioni politiche sistematiche né repressioni arbitrarie dell’élite romana.
Economia e società: l’Impero al massimo splendore
Dal punto di vista economico, l’età di Traiano rappresenta un picco difficilmente eguagliato. Le finanze statali sono solide, grazie sia a una gestione oculata sia ai proventi delle campagne militari.
Alcuni numeri chiave dell’età traianea:
- Superficie massima dell’Impero: circa 5 milioni di km²
- Popolazione stimata: tra 60 e 70 milioni di abitanti
- Roma: oltre 1 milione di abitanti, la più grande città del mondo antico
Traiano investe enormemente in politiche sociali, come il programma degli alimenta, un sistema di prestiti agricoli destinati a sostenere i piccoli proprietari terrieri e, indirettamente, l’assistenza all’infanzia nelle città italiane. È una forma embrionale di welfare imperiale, senza precedenti per estensione e organizzazione.
L’imperatore soldato: conquiste e campagne militari
Traiano è ricordato come uno dei più grandi imperatori guerrieri di Roma. A differenza di altri sovrani, guida personalmente le campagne, condividendo la vita delle legioni.
Le sue imprese più celebri sono le guerre daciche (101–102 e 105–106 d.C.), che portano alla conquista della Dacia (attuale Romania). Il bottino è immenso: oro, argento e schiavi affluiscono a Roma, finanziando opere pubbliche e stabilizzando l’economia imperiale.
Segue la grande campagna orientale contro l’Impero dei Parti, con la conquista temporanea dell’Armenia e della Mesopotamia. Sebbene alcune di queste conquiste verranno poi ridimensionate, l’immagine di Roma come potenza invincibile raggiunge il suo apice.
Le grandi opere: Roma si trasforma
L’età di Traiano è anche una stagione straordinaria di edilizia pubblica. L’imperatore affida molti progetti all’architetto Apollodoro di Damasco, dando forma a una Roma monumentale e funzionale.
Tra le opere principali:
- Foro di Traiano, il più grande e scenografico dei fori imperiali
- Colonna Traiana, alta circa 30 metri, con un fregio spiraliforme lungo oltre 200 metri che racconta le guerre daciche
- Nuovi acquedotti, strade, ponti e porti, tra cui il potenziamento del porto di Ostia
Queste opere non sono solo propaganda: migliorano concretamente la vita urbana, i commerci e la circolazione delle persone in tutto l’Impero.
I personaggi legati a Traiano
Attorno a Traiano ruota una cerchia di figure fondamentali per il successo del suo governo:
- Apollodoro di Damasco, architetto e ingegnere
- Plinio il Giovane, governatore e intellettuale, autore del celebre Panegirico in onore dell’imperatore
- Generali e amministratori scelti più per competenza che per legami familiari
Traiano non crea una dinastia nel senso tradizionale. La sua visione del potere è meritocratica e orientata alla stabilità.
La morte e la successione
Traiano muore l’8 agosto 117 d.C. a Selinunte, in Cilicia, mentre rientra da una campagna in Oriente. Ha circa 64 anni. Fino all’ultimo resta formalmente imperatore, anche se la salute è compromessa.
La successione avviene senza scosse: sale al trono Adriano, suo parente e figlio adottivo. Con Adriano l’Impero cambierà strategia, passando dall’espansione al consolidamento, ma l’eredità di Traiano resterà il modello di riferimento.
Un’eredità senza tempo
Nei secoli successivi, Traiano verrà ricordato come optimus princeps, “il miglior imperatore”. Un titolo che non è solo celebrativo, ma profondamente politico: rappresenta l’ideale di un potere forte ma giusto, espansivo ma responsabile, autoritario senza essere tirannico.
Ancora oggi, il 27 gennaio 98 d.C. segna l’inizio simbolico dell’età d’oro dell’Impero romano, un momento in cui Roma raggiunge il massimo della sua potenza territoriale, economica e culturale. Un punto di riferimento storico che continua a definire, a distanza di duemila anni, cosa significhi governare un impero.
